Comunicato Stampa |
14 giugno 2010
Indagine ADICO:
Per 2 manager su 3 in Italia si fa meno carriera che all’estero.
1 su 3 pronto a fare subito le valigie.. |
Cultura aziendale, poca meritocrazia, classe dirigente e politici cause della “fuga”…
La poca etica negli affari e la troppa burocrazia non sono invece un problema…
Milano 11 giugno 2010 – Carriera? In Italia, sempre meno chances. Meglio fare la valigie e scappare negli USA in UK o… in Australia. E’ questo il responso dei 327 manager professionisti del settore marketing e comunicazione che hanno risposto alla survey lanciata da ADICO, l’Associazione italiana per il marketing le vendite e la comunicazione (www.adico.it), attiva dal 1964, con l’obiettivo di misurare l’umore delle donne e degli uomini che dettano strategie, lanciano idee e, soprattutto, hanno un confronto diretto e quotidiano con i colleghi all’estero.
Alla domanda “E’ vero che all’estero si fa più carriera che in Italia?” infatti il 25,6% degli intervistati si trova “assolutamente d’accordo” e il 36,7% si dichiara “d’accordo”. Seguono con il 24,4% coloro che hanno risposto “abbastanza d’accordo”, mentre il 13,3% discordano dall’affermazione.
Quindi oltre il 60% dei marketing e communication manager italiani ritiene che il nostro paese offra minori chances di quelle che un percorso professionale all’estero concederebbe. Tale valore sale poi quasi sino al 90% (86,7%) se a queste risposte si sommano quelle di coloro che si dichiarano “abbastanza d’accordo”.
Cultura aziendale, politici e classe dirigente ostacoli alla carriera secondo il 50% dei marketing manager.
(Poca) etica negli affari? No problem!
Ma quali sono i punti di debolezza del sistema-Italia che indurrebbero un manager a trasferirsi all’estero? Primo fra tutti è il “livello culturale e aziendale” (33,3%), evidentemente considerato dai manager di un livello inferiore a quello che una realtà aziendale moderna dovrebbe esprimere.
“A quanto ci raccontano i nostri associati - commenta Michele Cimino Presidente di ADICO - sono i dispetti, le ripicche, le inefficienze, le troppe perdite di tempo, riunioni interminabili, l’individualismo, l’interesse particolare che annienta l’obiettivo di gruppo, la carenza di etica e fair play, e mancanza di modelli di “esempio” nei vertici aziendali, il poco riconoscimento del talento professionale e il nepotismo, alcuni tra gli elementi che deprimono il professionisti. Responsabili del marketing e delle vendite sempre più stressati da richieste di performances sempre meno realistiche e in una situazione di modelli di organizzazione e di filosofia aziendale ormai superati, inefficaci ai nuovi odierni scenari socio-economici e turbati da crisi delle quali non si riesce neppure più a differenziare il capo dalla coda” .
Seguono infatti quali fattori di fuga “la meritocrazia” (21%), che evidentemente fa difetto secondo i nostri manager nel sistema socio economico e lavorativo italiano. Altri “fattori di fuga” sono considerati la classe politica (15,2%) seguita dalla classe dirigente (10,6%), il basso livello di ’”etica negli affari” (7,6%) - che evidentemente non è vista come particolare ostacolo per la carriera… - i “salotti e le lobby” (6,1%).
La burocrazia ha invece un basso impatto sulle cause scatenanti la fuga dei manager (4,5%). “Ciò non deve stupire – commenta ancora Cimino - dal momento che il manager è più distante dai quotidiani problemi legati alla burocrazia, in quanto la vive indirettamente e filtrata attraverso le strutture preposte nell’azienda, a differenza dell’imprenditore che invece con legacci e legacciuoli deve confrontarsi direttamente e quotidianamente”.
..ma poi solo 1 su 3 è pronto a fare le valigie.
E di mammà comunque importa a pochi
Se tale insoddisfazione raggiunge percentuali molto elevate, nel concreto poi solo 1 manager su tre si dice pronto a espatriare qualora se ne presentasse l’occasione. Alla domanda “Nel caso avessi un’opportunità professionale all’estero cosa ti impedirebbe di coglierla?” il 25,9% dei nostri manager si dice ”nulla” e si dichiara pronto a “cogliera al volo”, mentre il principale fattore frenante la decisione è, nelle risposte degli intervistati, “la famiglia e/o il/la partner” (41%).
Il 10,3% degli intervistati vede nella propria età (risposta: ”Non sono più giovane”) il limite al trasferimento. La mamma italica perde invece quota: “i genitori” sono vissuti come ostacolo all’espatrio solo dal 3,8%, alla stregua della “mancanza degli amici” nel paese straniero, che incidono nella decisione solo per l’1,3%. La “non-conoscenza di una lingua” e “la della paura dell’ignoto” hanno anch’essi un basso impatto (3,8%).
All’estero dove? In Europa per il primo posto Inghilterra batte Germania 3 a 1. Seconda tra le destinazioni professionali preferite i paesi del Nord Europa.
Tra i paesi europei più gettonati nelle ambizioni esterofile dei nostri manager c’è l’Inghilterra al primo posto (28,1%). In alternativa, e al secondo posto tra le preferenze, i “paesi del Nord Europa” 23,4% La Francia si pone al terzo posto con il 18,8% degli intervistati che affermano che in caso di trasferimento fuggirebbero oltralpe. Seguono Spagna (15,6%), Gemania (10%) e Russia e repubbliche baltiche (3,1%).
Eppoi extra-Europa la scelta cade su USA e… Australia (in totale 90%)
Ma nessuno (0%) parla bene arabo o cinese, quasi tutti invece l’inglese
Dovendo invece prendere in considerazione tutto il planisfero, tra le destinazioni extra-europee più nelle quali si ritiene si possa fare più velocemente carriera quasi 2 manager su 3 si trasferirebbero negli Stati Uniti (59%). Eppoi la sorpresa è l’Australia (31,1%), paese nel quale i nostri direttori marketing si sposterebbero per abbracciare il successo professionale gradito.
Pochi invece si trasferirebbero in Cina (4,9%), Giappone (3,3%) e Medio Oriente (1,6%).
Va però detto che la conoscenza della lingua può aver condizionato le scelte circa il paese preferito per un eventuale trasferimento. Nessuno degli intervistati (0%) dichiara di conoscere il cinese e l’arabo. Solo il 3,3% parla il tedesco, il 18%3 conosce invece lo spagnolo mentre il 71,7% dichiara di “conoscere ottimamente” l’inglese.
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